Perché i bambini fanno i capricci

pubblicato il giorno 09/04/2014

Perché i bambini fanno i capricci

Un capriccio equivale in termini emotivi ad un temporale estivo, improvviso e a volte violento. Un attimo prima il bambino è tranquillo con i genitori durante una cena al ristorante e un attimo dopo sta invece frignando e piagnucolando e perfino urlando con tutta l’aria che ha in corpo trattenendo il respiro perché ha oltrepassato i propri limiti. Durante un capriccio un bambino può frignare e piangere ma anche urlare, scalciare, picchiare e trattenere il respiro fino al punto di diventare violaceo. In genere si verifica tra i 3 e i 5 anni e si manifesta sia nei bambini che nelle bambine.
Sebbene a volte i genitori possano preoccuparsi e pensare di avere un bambino difficile, è più probabile che il piccolo stia vivendo una crisi dovuta alla frustrazione. Molti specialisti del comportamento imputano buona parte del problema ad abilità linguistiche non ancora adeguatamente sviluppate. I bambini iniziano a capire sempre più delle parole che sentono ma ciononostante la loro capacità di linguaggio è limitata: così, quando vogliono esprimere quello che provano o vogliono e non ci riescono, la frustrazione aumenta. Inoltre ogni bambino ha il proprio temperamento: di conseguenza alcuni piccoli faranno regolarmente i capricci mentre in altri si verificheranno raramente. Sono eventi normali, che fanno parte dello sviluppo infantile e non devono essere considerati come qualcosa di negativo. A differenza degli adulti, i bambini non hanno la stessa capacità di controllo né la stessa inibizione.

Provate a pensare a questo esempio: avete intenzione di programmare il vostro lettore DVD ma non ci riuscite, nonostante ci proviate e riproviate, perché non capite come fare. È piuttosto frustrante, vero? Non vi viene voglia di dire parolacce, lanciare il manuale, piantar lì tutto e andarvene sbattendo la porta? Questo è uno scatto d’ira di un adulto. I bambini cercano tra le altre cose anche di controllare il loro mondo e nel momento in cui non riescono a raggiungere l’obiettivo essi ricorrono all’unico strumento a loro disposizione per dar sfogo alla frustrazione, e cioè con uno scatto d’ira.

I genitori conoscono alcuni dei motivi che stanno alla base dei capricci: potrebbe essere che il bambino stia cercando attenzioni o che sia stanco, oppure potrebbe avere fame o essere agitato. Inoltre, i capricci spesso sono provocati dalla frustrazione che il bambino prova in seguito alla richiesta di portare a termine un compito per lui difficile, e non riuscendo a raggiungere l’obiettivo cerca di scappare o di evitarlo.

Questi esplosioni sono più frequenti durante il secondo anno di vita, proprio nel periodo in cui i bambini stanno imparando a parlare; in genere essi capiscono più di quello che riescono ad esprimere. Provate a pensare di non essere in grado di trasmettere e comunicare i vostri bisogni a qualcuno, sarebbe un’esperienza frustrante che potrebbe sfociare in uno scatto d’ira.
Tuttavia, man mano che migliorano le capacità linguistiche e di espressione anche i capricci diminuiscono. Un altro gradino che i bambini devono superare è la sfida col crescente bisogno di autonomia: essi difatti vorrebbero avere maggiore indipendenza e controllo sul loro ambiente, più di quanto sarebbero realmente in grado di gestire. Ciò dà vita alla perfetta condizione per cui si assiste agli scontri di potere nel momento in cui i piccoli pensano “So farlo da solo” oppure “Lo voglio, dammelo”. Non appena i bambini realizzano di non poterlo fare o non poter avere tutto ciò che desiderano, il gioco è fatto, la strada per uno scatto è spianata.

Come gestire un capriccio
Restate calmi:
Quando un bambino è colto da un capriccio, è improbabile che vi ascolterà o riuscirà a ragionare né tantomeno reagirà alle vostre minacce o alle vostre grida. Invece ciò che funziona è semplicemente sedersi e stare con vostro figlio mentre è pieno di rabbia: è una buona idea stare con lui durante il capriccio. Lasciare la stanza dove si trova in maniera scocciata può infatti farlo sentire abbandonato. Potrebbe spaventarsi per la tempesta di emozioni che sta vivendo e sentirvi vicino a lui gli sarà di conforto. Alcuni esperti sostengono che sia meglio quando possibile prendere in braccio il bambino e trattenerlo (sempre che non stia dimenandosi troppo), altri al contrario ritengono sia consigliabile ignorarlo finché non si sia calmato, in modo da non premiare un comportamento negativo. Provando e sbagliando i genitori scopriranno e capiranno come gestire al meglio i propri figli.

Tenete a mente che voi siete gli adulti.
Indipendentemente dalla durata del capriccio, non cedete a richieste assurde né trattate col piccolo che strilla. Soprattutto quando si è in pubblico si tende a cedere per risolvere l’episodio: i genitori non dovrebbero preoccuparsi di ciò che pensano gli altri poiché chi è genitore ci è già passato. Se gliela date vinta passerete il messaggio sbagliato a vostro figlio: egli penserà che arrabbiandosi può ottenere ciò che vuole e preparerete la strada a problemi di comportamento futuri. Ricordatevi che il piccolo è già spaventato dal fatto di aver perso il controllo: non fategli sentire di averlo perso anche voi stessi. Prendetelo in braccio e portatelo in un luogo sicuro (per esempio in camera da letto) se il bambino arriva al punto di colpire persone o animali, di lanciare oggetti o di gridare senza interruzione; spiegategli perché lo avete portato lì (“perché hai picchiato”) e ditegli che starete con lui fin quando non smetterà di comportarsi male. Se dovesse capitare fuori dalle mura di casa, come spesso avviene, siate pronti ad allontanare il bambino finché non si sia calmato.

In seguito parlate di ciò che è successo.
Quando la tempesta si sarà placata, tenete il bambino vicino a voi e parlate dell’accaduto. È necessario riconoscere la sua frustrazione per aiutarlo a trasporre in parole i suoi sentimenti, dicendo per esempio “Ti sei arrabbiato tanto perché il cibo non era come lo volevi tu”. Fategli capire che nel momento in cui si esprimerà a parole, allora otterrà risultati migliori; col sorriso sulla bocca ditegli “Non ti capivo, ora che hai smesso di urlare capisco cosa vuoi”.

Cercate di bloccare i capricci mantenendo le redini della situazione.
Cercate di individuare quali condizioni fanno scattare vostro figlio e agite di conseguenza: se crolla perché affamato abbiate con voi una merenda in più; se per il bambino è un problema abbandonare l’attività che sta facendo per passare ad un’altra, mandategli con calma un piccolo segnale di avvertimento prima che ciò avvenga, per esempio avvisandolo che dovete andar via dal campo giochi o che è ora di cena (“Quando tu e papà avete finito di giocare venite a tavola”). Il bambino avrà così l’opportunità di prepararsi e adattarsi invece di reagire.

Vostro figlio è alle prese con il desiderio di indipendenza, per questo dovete offrirgli delle opzioni ogni qualvolta sia possibile. A nessuno piace che gli venga detto cosa fare in continuazione: se gli chiedete “Vuoi il mais o le carote?” invece di imporre “Mangia il mais!” gli sembrerà di avere più controllo.

Tenete conto di quante volte il bambino dice “no”; a volte i genitori lo ripetono in continuazione e in questa maniera forse stanno facendo troppa pressione sia sul piccolo che su se stessi. Cercate di allentare la presa, di essere meno severi e scegliere quando imporvi: siete sicuri che altri cinque minuti passati al campo giochi rovineranno davvero i programmi?

Fate attenzione ai segnali di tensione eccessiva.
Sebbene i capricci facciano parte della normale routine quotidiana di un bambino, i genitori devono stare in guardia in caso di eventuali problemi. È successo qualcosa che ha disturbato l’ambito famigliare? State passando un periodo particolarmente impegnato o problematico? Ci sono tensioni fra i genitori? Tali condizioni potrebbero causare i capricci. Se dopo aver compiuto i 30 mesi il bambino ha ancora quotidianamente questi scatti o esplosioni, parlatene con uno specialista. Nel caso in cui invece il bambino abbia meno di 30 mesi ma fa comunque tre o quattro capricci al giorno e non segue né collabora in nessuna attività quotidiana, come per esempio farsi vestire o riordinare i giochi, è consigliabile chiedere aiuto: uno specialista del comportamento o il vostro medico potrà rassicurarvi sul fatto che vostro figlio non ha problemi fisici o psicologici gravi e potrà spiegarvi come gestire e affrontare queste esplosioni emotive. Inoltre consultate il vostro medico se in certi momenti il bambino trattiene il respiro in maniera preoccupante quando è arrabbiato, poiché alcuni studi hanno dimostrato che potrebbe esserci una connessione tra questo comportamento e la carenza di ferro.

Come evitare i capricci
Il miglior modo per non dover affrontare queste esplosioni di rabbia è cercare di evitarle o bloccarle sul nascere, quando possibile. Ecco di seguito alcune strategie che potrebbero aiutarvi:
- Accertatevi che vostro figlio non stia comportandosi male solo perché riceve poche attenzioni: piuttosto che non averne proprio, un bambino preferisce ricevere attenzioni anche in un momento negativo o di tensione, come per esempio quelle gli dedicate in reazione ad un suo capriccio. Cercate quindi di cogliere e notare il bambino quando sta comportandosi bene e di riconoscergli tale atteggiamento positivo con la vostra attenzione. Il suo bisogno di attenzioni si placherà se ogni 5-10 minuti lo “premierete” con uno sguardo e una considerazione positivi.
- Cercate di lasciare al bambino il controllo su alcune piccole cose: ciò potrebbe colmare il desiderio di indipendenza e tenere alla larga i capricci. Offritegli a volte di scegliere fra 2 opzioni: “Vuoi il succo d’arancia o di mela?”, oppure “Ti lavi i denti prima o dopo il bagno?”.
- Distraete il bambino: approfittate del fatto che il piccolo perda l’attenzione di ciò che gli interessa nel giro di poco tempo e proponetegli uno scambio con l’oggetto desiderato o cominciate una nuova attività per sopperire a quella negata o che provoca frustrazione. Altrimenti cambiate semplicemente ambiente: portate fuori o dentro il bambino o portatelo in un’altra stanza.
- Facilitate le cose quando i bambini stanno giocando o stanno cercando di padroneggiare nuove situazioni o affrontare nuove sfide e offrite loro giocattoli adatti alla loro età. Inoltre iniziate con qualcosa di semplice prima di passare ad obiettivi più difficili.
- Valutate attentamente le richieste dei bambini. Sono esagerate? Forse no. Scegliete quando imporvi e assecondate quando possibile.
- Sappiate quali sono i limiti del bambino: se è stanco, forse non è il momento migliore per portarlo per negozi.

Se si tratta di una questione riguardante la sicurezza e il bambino continua a comportarsi in maniera scorretta dopo che gli è stato detto di smetterla, allora siate prima di tutto fermi e adottate la tecnica del time-out. I bambini devono capire che in questi casi non si transige.

Tattiche contro i capricci
Non perdete la calma. È ciò che dovete tenere sempre e comunque a mente davanti ad un bambino che è nel pieno di un capriccio, indipendentemente quale sia la causa, è semplice e fondamentale. I bambini si accorgono della vostra insicurezza e del vostro nervosismo e tale situazione può solo peggiorare la loro stessa frustrazione. Si rischierebbe di alimentare un capriccio ancora più odioso. Al contrario, fate un respiro profondo e cercate di ragionare in modo lucido.
Il vostro bambino vi prende come esempio. Non è di aiuto picchiare o sculacciare il piccolo; le soluzioni fisiche passano il messaggio che la punizione fisica e la forza vadano bene. Invece, abbiate auto-controllo sia per voi stessi che per il vostro bambino.
Cercate di capire in ogni situazione cosa sta succedendo. Ogni capriccio va gestito in maniera diversa, in base alla causa scatenante. Individuate il problema: se per esempio il piccolo ha appena vissuto una forte delusione voi genitori dovrete consolarlo.
Altra questione invece è quando vostro figlio fa i capricci perché gli è stato negata la possibilità di fare o avere qualcosa. Le capacità di ragionamento dei bambini sono ancora piuttosto elementari, pertanto le spiegazioni non sempre saranno efficaci. Se lo scatto d’ira non rappresenta una minaccia né per il bambino né per gli altri, il modo migliore per gestirlo è ignorarlo. Continuate a fare ciò che stavate facendo, senza badare allo scoppio emotivo di vostro figlio ma rimanendo in vista e ricordando al bambino come si chiedono le cose, “ricordati che puoi chiedere quel gioco educatamente”. Non lasciatelo da solo, altrimenti si sentirà abbandonato proprio nel pieno della tempesta emotiva che non riesce a controllare; portate il bambino in un luogo sicuro e tranquillo per tranquillizzarlo se durante il capriccio vi è pericolo di far male a se stesso o ad altri. Questa vale anche nel caso in cui lo scatto avvenga in un luogo pubblico.
I bambini più grandi ricorreranno ai capricci per ottenere ciò che vogliono se hanno imparato che tale sistema funziona. Quando saranno in età scolare, sarà opportuno e consigliabile mandare i figli nella propria stanza per farli calmare; i genitori potranno dire ai bambini di rimanervi finché non sarà passata, piuttosto che imporre un determinato tempo. Questa opzione darà responsabilità al bambino poiché in questo modo il risultato delle sue azioni dipenderà direttamente da lui, rientrando in possesso di quel senso di controllo che aveva perso durante il capriccio.

Dopo la tempesta
Può capitare che a volte il bambino fatichi a smettere di fare i capricci. In queste occasioni, potrà essere d’aiuto dire per esempio “Ti aiuto a calmarti”.
Tuttavia non dovete premiare il piccolo in seguito a un capriccio con una vostra resa. Ciò darà solo al bambino la sicurezza dell’efficacia del suo capriccio. Dovrete invece complimentarvi con lui per avere ripreso il controllo; inoltre, tenete a mente che dopo uno scatto vostro figlio potrebbe essere particolarmente fragile per il cattivo comportamento avuto. È proprio adesso il momento giusto per abbracciarlo e confortarlo dicendogli che gli volete bene in ogni caso.
Di Hevin Al Kyurdi

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